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DENTRO LE STANZE DEL SUPERLOFT DI DESIGN DI GIULIO CAPPELLINI,

MASCHERA.
Negli spazi di Superstudio Più la casa ideale del designer scopritore di talenti.
Prendi una casa, dille che l’ami, dalle il meglio del meglio che hai, probabilmente il teorema secondo il quale Giulio Cappellini ha dato forma al proprio SuperLoft per il Fuorisalone 2018 del Superstudio Più, non è mai stato troppo distante da quello, famosissimo, messo in musica dal cantante pop Marco Ferradini nei lontani anni Ottanta.

Ovviamente per dare forma alla sua idea di casa, o meglio alla sua casa ideale in via Tortona, l’architetto/designer ha sapientemente eliminato dal teorema tutte le parti relative al trattare male e all’assenza di pietà, creando un’abitazione immaginaria ma realissima, uno spazio cool ed eclettico, colto ed elegante, pronto per essere abitato avendo come coinquilini le idee dei più ispirati protagonisti della scena mondiale del design.

“Il SuperLoft voleva essere la rappresentazione di una grande casa italiana con radici internazionali”, ci ha raccontato Giulio Cappellini,” così ho affidato l’anima più cosmopolita degli ambienti domestici a pezzi disegnati da progettisti provenienti da tutto il mondo, lasciando invece il carattere più nostrano all’inimitabile know-how dell’universo artigianale italiano”. All’interno di questo SuperLoft completo di living, wellness-room, cucina, camere da letto, veranda e spazi di servizio, prodotti industriali dal DNA hi-tech convivevano armoniosamente con oggetti nati da procedimenti immutabili, le cui origini si perdono nel tempo. Così mentre si ammirava l’elegante modernità di pezzi Boffi, Poliform, Magis, ci si poteva imbattere nell’antico fascino artigianale di smalti Orsoni, composti in luminosi campionari risalenti a fine Ottocento, sul fondo di grandi crogiuoli trasformati in scenografici elementi d’arredo o nelle creazioni di talentuosi progettisti emergenti come Matteo Agati, Térence Coton, Gustavo Martini e Giulio Masciocchi.

“Nel mio progetto di casa per il Fuorisalone”, ha continuato Cappellini, “ho voluto mixare due differenti tipi di elementi perché sono convinto che l’unicità del Made in Italy sia custodita sia nel suo instancabile amore per la ricerca, sia nella sua secolare tradizione artigianale, che va assolutamente difesa”.
Microchip, microfibre e micro-mosaici, designer differenti e prodotti molto diversi tra loro, come tessere di un complesso puzzle che restituiva l’immagine di un’abitazione internazionale, perfetta per le atmosfere di Parigi, New York, Berlino o Shanghai.

Una casa calda e accogliente, impreziosita dalle idee di designer come Michael Anastasiadis, Ron Arad, Roman e Erwan Bouroullec, Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Tom Dixon, Rodolfo Dordoni, Silvia Fanticelli, Renzo Frau, Ron Gilad, Konstantin Grcic, Tricia Guild, Jaime Hayón, Piero Lissoni, Shi-Chieh Lu, Alessandro Mendini, Jasper Morrison, Nendo, Neri & Hu, Elisa Ossino, Marco Pagnoncelli, Andrée Putman, Philippe Starck, Leonardo Talarico, Marcel Wanders o Norbert Wangen.
“Ebbene sì, in effetti, a guardarne gli abitanti, questa casa poteva sembrare un Olimpo del design”, ha concluso scherzando Giulio Cappellini, “ma in realtà era un luogo pensato per il pubblico, non uno spazio asettico ma un ambiente comprensibile, perché il vero segreto di un progettista secondo me è realizzare prodotti e interni senza mai dimenticarsi di emozionare le persone”.

di Francesco Marchesi.

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